giovedì 20 novembre 2025

Il Beato Agostino Novello, le sue opere custodite nel Duomo di Termini Imerese e la recente conferenza in suo onore

MadonieLive, 20 novembre 2025

Il Beato Agostino Novello, al secolo Matteo, nacque intorno alla metà del XII sec. e morì a Siena nel 1309. Fu Generale dell’Ordine Agostiniano, e Penitenziere Apostolico di ben tre Pontefici: Nicolò IV, Celestino V, Bonifacio VIII. Il sacerdote termitano Giuseppe Ciprì (1743-1809) ci dà notizia che la devozione del Beato, a Termini, esisteva da “tempo immemorabile” (1). Ciò nonostante, in ambito locale, si evidenzia indubbiamente una traccia agostiniana nella chiesa di Santa Caterina d’Alessandria Egiziaca. Infatti, in un riquadro degli affreschi che ornano le pareti, emerge anche la figura del taumaturgo agostiniano San Nicolò da Tolentino (1245 - 1305). Ciò induce ad ipotizzare la presenza di culti di santi di matrice agostiniana a Termini, almeno, nell’arco di tempo compreso tra la fine del XV e gli inizi del XVI secolo.

La traslazione della reliquia del Beato Agostino Novello da Siena a Termini, avvenuta il 25 luglio 1620, alimentò la venerazione e il culto. La traslazione dell’intero corpo fu richiesta ripetutamente nei secoli successivi, senza successo. Finalmente, questo anelito fu esaudito il 19 maggio del 1977 (2), allorché il corpo ricomposto del Beato Agostino Novello arrivò a Termini Imerese, di cui era già patrono sin dal 1723 (3). Nondimeno, molto pregevoli sono le icone del Beato conservate nelle chiese termitane. In particolare, nella Maggior Chiesa di San Nicola di Bari, il Duomo, dove sorge la Cappella intitolata in suo onore. In particolare, siffatta struttura architettonica, adornata di statue allegoriche risalenti al Settecento, accoglie l’urna con in corpo del Beato. Nelle pareti di tale cappella si ammirano degli affreschi di autori ignoti, risalenti al XVIII sec., che raffigurano: Il re Carlo d’Angiò che dona la testa di S. Luca, evangelista al Beato Agostino; e Il Papa Nicolò IV che consegna al Beato Agostino la chiave, segno del mandato di Penitenziere apostolico. Nella nicchia della stessa Cappella, trovasi anche l’affresco di autore anonimo, che riproduce, La Gloria del Beato Agostino.

Inoltre, la Chiesa Madre custodisce al suo interno, alcuni dipinti ad olio su tela. Il più antico raffigura il Beato Agostino, un olio su tela (sec. XVII), recentemente attribuito all’artista termitano Francesco La Quaraisima (1591-1668) dagli storici Antonio Contino e Salvatore Mantia, con una datazione al 1649. La tela era originariamente conservata nella cappella dedicata al Beato e di patronato del Sac. Don Giuseppe Cioffo, sita nella chiesa di Maria SS. Annunziata in Termini (4). Al Settecento, invece, data l’opera del pittore palermitano Tommaso Pollaci (1748 - 1830) che la completò nel 1784. Essa ritrae Il Beato Agostino Novello che riceve dal Papa Nicolò IV il mandato di Penitenziere pontificio. E sempre al Pollaci, per affinità di stile, è attribuita l’opera rappresentante Il Beato Agostino Novello che consegna la veste religiosa ad un guerriero.

Anche il museo annesso al Duomo è custode di un altro dipinto del nostro patrono: ritraente, appunto, il Beato Agostino (pittura ad olio del XVIII sec.), attribuito ad artista siciliano. Fra tutte le opere d’arte termitane relative al Beato Agostino Novello, non si può fare a meno di annoverare anche le immagini devozionali riguardanti le edicole votive, queste ultime sparse per le vie della città (5). Esse, oltre ad assumere un importante valore della pietas popolare, sono da considerarsi un importante documento storico religioso. Tra queste piccole cappelle sacre, merita attenzione, anche quella collocata in via Gregorio Ugdulena, la cui tela originale (pittura ad olio) si trova oggi nel nostro Museo Civico “Baldassare Romano”. In realtà, a Termini Imerese esistono ben sei edicole realizzate in Suo onore e sono situate nelle seguenti vie:

Via Palermo (Porta Palermo), statuetta con libro e chiave.

Via San Francesco Saverio, statuetta con libro e chiave.

Via Gregorio Ugdulena, [olio su tela del maestro Salvatore Contino (1922-2008)  con libro e Angelo].

Piazza San Carlo, statuetta con libro, chiave e colomba.

Via Bagni, immagine molto deteriorata su intonaco, con Angelo e Madonna.

Via Giustino Ferrrara, immagine con libro, Angelo e Madonna.

Nel novero della festa dedicata al Beato Agostino Novello (19 maggio 2025), dopo la Santa Messa nella Chiesa di San Nicola di Bari, presieduta dal Parroco Sac. Don Antonio Todaro, il corpo del patrono è stato portato in solenne processione sino alla Parrocchiale del SS. Salvatore. Lì, il 21 dello stesso mese, al termine della celebrazione dell’ottavario in onore del Santo Patrono, officiata dal Parroco Sac. Don Gaetano Marsiglia, si è tenuta una conferenza dal titolo: “Conosciamo il Beato Agostino”, da parte del relatore, Arch. Cosimo Serio. Alla conferenza in chiesa ha assistito un nutrito uditorio e vi sono stati alcuni interventi particolarmente interessanti. Per i lettori, con vero piacere, su concessione del relatore, riportiamo fedelmente il testo di detta conferenza, commentato dinanzi l’assemblea.

«Buonasera a tutti

Il buon p. Gaetano mi ha fatto uno scherzetto.

E’ vero, avevo dato la mia disponibilità a raccontare quel poco che so sul Beato Agostino Novello, ma lo avevo fatto pensando ad un gruppetto interessato di parrocchiani, magari nella chiesetta, insomma tra pochi amici e non una conferenza cittadina.

Questo lo dico perché non sono uno storico né tantomeno uno studioso del Beato. Ringrazio comunque p. Gaetano perché in questo modo mi ha sollecitato a conoscere ancora di più Agostino Novello, aggiungendo riflessioni ulteriori a quello che sapevo e soprattutto andare ancora più a fondo nella umanità di quest’uomo, alla sua vita, alla sua appartenenza a Cristo e soprattutto a vedere in maniera sempre più chiara, quel centuplo che Gesù ha promesso in questa vita a coloro che lo seguono.

Gesù ci ha detto: “Vi darò il centuplo quaggiù e l’eternità”.

Non ci ha detto fate i bravi che poi vi darò un regalo.

Iniziamo.

“Vi è una accezione della parola santità la quale si rifà ad una immagine di eccezionalità che una aereola esprime. Eppure il santo non è un mestiere di pochi, né un pezzo da museo. La santità vista in ogni tempo, come la stoffa della vita cristiana. Il santo non è un superuomo. Il santo è un uomo vero”.

Sono queste parole di don Giussani nella prefazione ad un libro di Cyril Martindale titolato Santi.

Il santo, quindi, è un uomo vero.

Ma quando un uomo è vero?

“Un uomo è vero, prosegue Don Giussani, quando aderisce a Dio e quindi all’ideale per cui è stato costruito il suo cuore e di cui è costituito il suo destino.” La santità quindi è così riconoscimento del bisogno fondamentale cioè la realizzazione del proprio significato,”

Stiamo parlando del: e io chi sono?

La società oggi e la cultura dominante hanno di fatto censurato tali domande.

Quale è il senso della vita? Perché la sofferenza? Perché la morte?.

In maniera semplicistica la risposta è: non ci sono risposte, quindi è inutile porsele.

Ma così non è.

Mi viene in mente una canzone di Vasco Rossi “Dannate Nuvole” dove si dice:

Quando cammino in questa valle di lacrime

Vedo che tutto si deve abbandonare

Niente dura niente, niente dura e questo lo sai

Però non ti ci abitui mai

Chissà perché

Quando mi sento di dire la verità

Sono confuso non sono sicuro

Quando mi viene in mente che non esiste niente

Solo del fumo, niente di vero

Niente è vero niente è vero e forse lo sai, però tu continuerai

Chissà perché?

Di fronte al significato della vita, alla ricerca del senso delle cose, dice Vasco “Tu non tu abitui mai” e si chiede “Chissà perché”

Perché così ci ha fatti Dio.

Come ebbe modo di sperimentare S. Agostino che cercò di capire dove lo portava il cuore, afferma: “Hai fatto il nostro cuore inquieto, finché non riposa in Te”.

Ma perché ho iniziato parlando della santità e del santo come un uomo vero?

Perché qui in mezzo a noi c’è un uomo e c’è anche un santo.

Vi racconterò quindi la storia della vita di questo uomo. Un uomo che ha avuto paura della morte che in un momento della sua vita dovette fare i conti con quelle domande di cui parlavamo poco fa e a cui rispose con una scelta tanto radicale quanto determinata.

Vi racconterò della vita di un uomo e di come è diventato santo. Perché come dicevo all’inizio, santo non è un superuomo. La santità è alla portata di tutti, ma proprio di tutti. Sto parlando di noi.

Due sono le biografie più antiche che parlano del Beato Agostino.

La prima è contenuta in un manoscritto del XV secolo, conservato nella biblioteca Medicea-Laurenziana di Firenze, ma si deduce che il testo originale era stato scritto da un anonimo religioso agostiniano di Firenze tra il 1329-1331.

La seconda biografia è contenuta in un codice manoscritto della prima metà del XIV secolo, conservato nella Biblioteca Comunale di Siena.

Anche questa seconda biografia si deduce che l’autore è un anonimo religioso agostiniano di Siena che la scrisse tra il 1338 ed il 1357 e che ci parla di cose riferite da “persone degne di fede” che vissero con il Beato.

Fatta questa premessa ritengo non necessario disquisire sulla città che diede i natali. Potrà essere oggetto di ulteriore incontro. Su una cosa molti di coloro che hanno trattato l’argomento concordano. Il Beato Agostino nacque nel Regno di Sicilia. Riguardo il nome di nascita si sa con certezza che era Matteo. Non si conosce la famiglia di appartenenza. Per Antonio Vassallo, storico agostiniano, apparteneva alla famiglia dei Novelli. Per p. Giovanni Liotta che riprende uno storico trapanese, tal Bernardo Riera, appartenente alla famiglia De Thermes o Termini, nobili palermitani provenienti dalla Catalogna.

Il Sòlito, storico termitano del XVII secolo, che potesse appartenere alla famiglia Terano, date che ci sono delle tracce a Termini di un certo Pietro da Terano.

Non si conosce la data di nascita, ma si propende tra il 1230-1235.

Nacque in un castello distante circa trenta miglia da una città. Fra le ipotesi la città è Palermo ed il castello di Termini.

Di nobili natali, pertanto avrà ricevuto istruzione ed educazione all’altezza della famiglia di appartenenza. A Palermo regnava Federico II di Svevia, lo Stupor Mundi e con molta probabilità avrà frequentato Palazzo dei Normanni.

Volendo continuare gli studi, avrebbe dovuto iscriversi all’Università di Napoli, poiché era proibito ai sudditi del regno studiare in altre università. Alla morte di Federico II l’Università di Napoli perdette importanza ed allora per Matteo si aprì la possibilità di andare a studiare a Bologna. La madre che in un primo momento era contraria, poi acconsentì e lo accompagnò fino a Roma.

Fu a Bologna tra il 1251-1252 e considerato che la durata degli studi in diritto civile e diritto canonico era di otto anni si presume che si sia laureato tra il 1259-1260.

A Bologna, Matteo non ebbe certamente solo una formazione professionale ma certamente visse le problematiche del tempo.

Siamo in un momento in cui nuovi movimenti spirituali rinnovano la Chiesa. Matteo a Bologna frequentò i frati predicatori nella Chiesa di S. Domenico. Conobbe di certo molti uomini di cultura, e soprattutto seguì con interesse i rapporti tra il potere spirituale ed il potere temporale. Laureatosi a Bologna e ritornato in patria fu convocato da Manfredi che “lo mise a capo di tutta la corte”. Si dovette occupare nella cancelleria del Regno di rapporti diplomatici, soprattutto con la Santa Sede, per raggiungere una pace stante i rapporti difficili tra il re ed il papato.

Ma la diplomazia non servì molto ed il papa Urbano IV, francese, chiamò Carlo d’Angiò per contrastare Manfredi, e nella battaglia di Benevento nel 1266 il re Svevo perse la vita abbandonato soprattutto dai fedelissimi.

Matteo partecipò alla battaglia?

Non solo partecipò alla battaglia, ma per paura della morte, abbandonò il re a combattere e morire da solo. Matteo ebbe paura e fuggì in Sicilia. Si ammalò ed ancora una volta lo spettro della morte si presentò. Chiese Dio la guarigione promettendo di farsi religioso. Scelse di entrare nell’Ordine dei Domenicani ma alla fine è nell’Ordine degli Eremiti di S. Agostino che si ritrovò, assumendo il nome di Agostino. Visse in Sicilia fino all’invasione dell’isola di Carlo d’Angiò, che conquistando l’isola inasprì la persecuzione contro i seguaci degli Svevi.

Venuto a conoscenza di eremi vicino Siena, chiese ai confratelli di esservi trasferito. Ciò, visto i suoi trascorsi alla corte di Manfredi e quindi per evitare ulteriori rischi. Nell’eremo di Lecceto, a circa 10 km da Siena, Agostino trascorre circa dieci anni, sconosciuto a tutti, dedito alla preghiera ed a umili servizi, insomma un povero e ignorante fraticello. Un caso fortuito fece conoscere la sua identità. I confratelli avevano una causa con il vescovo di Siena per la proprietà di un podere. Agostino si prestò a scrivere poche parole in difesa dei diritti del convento. L’avvocato del vescovo, tale Giacomo Pagliaresio o Paglieresi, riconobbe in quelle righe la dottrina di un collega universitario, con il quale era stato alla corte di Manfredi e che riteneva morto nella battaglia di Benevento. Volle vederlo e riconosciutolo rivelò ai frati chi era quel loro confratello, dando loro vinta la causa. A questo punto inizia una nuova esperienza per Agostino.

Siamo nel 1278 e il Priore Generale dell’Ordine Agostiniano era Clemente da Osimo. Venuto a conoscenza della esistenza di Agostino lo volle con sé a Roma per la revisione delle Costituzioni dell’Ordine e lo fece ordinare sacerdote.

Nel 1288, Nicolò IV appena eletto papa, chiese al Generale Clemente da Osimo, un religioso come confessore della Curia Romana. Clemente presentò Agostino. Rimase penitenziere a servizio del Papa e della sua corte fino al 1298, confermato anche dai successivi papi Celestino V e Bonifacio VIII.

Nel maggio 1298 si celebrava a Milano il Capitolo Generale dell’Ordine per eleggere il nuovo Priore Generale dell’Ordine. I frati scelsero lui. Accettò ancora una volta l’incarico senza avere prima accoratamente chiesto di esserne esonerato. Intervenne addirittura Bonifacio VIII, affinché Agostino accettasse l’incarico. Accettò, ma non completò il triennio previsto dalle Costituzioni. Era il 1° Maggio del 1300, quando convocò il Capitolo Generale e presentò le dimissioni, irremovibile nella decisione. Ritornò alla sua vita contemplativa, di silenzio e di preghiera. S. Leonardo al Lago fu l’eremo che lo accolse.

Pensate che il Beato Agostino voleva fuggire dal mondo, scappare da quelle responsabilità cui era stato chiamato e a cui sempre aveva ubbidito, pur avendo sempre chiesto di essere esonerato da quegli incarichi, perché si riteneva incapace ed inadeguato.

Obbedì a Clemente da Osimo a redigere le Costituzioni, obbedì ai Papi che lo vollero penitenziere alla Caria Romana ed infine obbedì alla decisione del Capitolo Generale dell’Ordine Agostiniano che lo elesse Priore Generale. Aveva chiaro comunque che non si può stare nel mondo e ricoprire incarichi e responsabilità senza un intenso rapporto con Dio. E lui, che questo rapporto l’aveva cercato e trovato nel silenzio dell’eremo ne sentiva la necessità così come si ha bisogno dell’aria per respirare.

Ciò nonostante, non venne meno la sua disponibilità ad ascoltare quanti si rivolgevano a lui ed al suo impegno nel contesto cittadino di Siena.

Interessante in questo senso è un rogito testamentario ritrovato da un giovane ricercatore dell’Università degli Studi di Roma Tre, redatto il 26 maggio 1302 nel quale il nostro beato viene nominato esecutore dei legati del testatore. Siamo nella Siena del Governo dei Nove. Un periodo storico che vede una città vivace sia economicamente che culturalmente. Numerosi interventi cambiarono il volto della città. Si costruì il Palazzo Comunale, la Cattedrale e si ampliò l’Ospedale di S. Maria alla Scala. Fu lui a convincere un nobile senese, tale Ristori di Giunta Menghi a diventare il fondatore dell’Ospedale ed a devolvere tutti i suoi beni per l’ampliamento della struttura.

Per gli incarichi che aveva ricoperto e per lo spessore culturale era chiaro che era diventato un punto di riferimento per le famiglie nobili senesi. Stiamo parlando dei Piccolomini, dei Tolomei. Questi suoi rapporti gli consentirono di dirottare all’ospedale, ingenti lasciti testamentari che fecero dell’Ospedale di S. maria alla Scala di Siena la struttura assistenziale più importante d’Europa.

Ottenne dalla Curia dei privilegi che consentirono ai membri dell’Ospedale gli Oblati di chiamarsi frati e di godere della esenzione della giurisdizione vescovile.

Concesse ai frati di avere una regola, uno statuto ed un abitino. L’eremita veniva visto dal popolo come l’intermediario ideale tra la terra ed il cielo e per questo particolarmente ricercato. Visse i suoi ultimi anni tra l’eremo e la città in particolare l’ospedale di cui ne era diventato l’anima.

Morì il 19 maggio del 1309, nell’eremo di San Leonardo al lago, assistito dai suoi confratelli. Il suo corpo per disposizione del vescovo di Siena Fra Ruggero da Casole dell’Ordine dei Domenicani, non fu seppellito sotto terra, a conferma delle riconosciute virtù di santità di vita.

Fu trasferito nella Chiesa di S. Agostino a Siena e… dopo secoli e secoli di storia e di varie vicende (la reliquia ottenuta nel 1620, la Beatificazione nel 1759, la traslazione del corpo nel 1977)

ORA E QUI

In mezzo a noi, a Termini Imerese

Questo è un dato, questa è la realtà.

Ed è emozionante dopo aver conosciuto la vita di quest’uomo, le sue vicende umane, il prestigio di stare alla corte di re Manfredi, la paura di morire, la decisione di entrare nell’Ordine Eremitano di S. Agostino, il trasferimento all’eremo di Lecceto, la vita di nascondimento, di preghiera, di penitenza, il suo riconoscimento e la responsabilità cui viene chimato che accetta per obbedienza, le sue conoscenze e le sue capacità di mediazione, di ascolto, la sua austerità, il suo potere usato per avvicinare gli uomini a Dio.

Ecco, è un dono immenso avere qui in mezzo a noi questa presenza tanto silenziosa quanto ingombrante. Il popolo termitano, si dice non sente alcuna devozione per il beato Agostino. Non c’è il festino di una volta, le bancarelle, le luminarie, i botti, non c’è il cantante in piazza.

E’ inutile nasconderlo. E’ un sentire comune, che rivela in fondo una velata tristezza. Ostentata nei social come un diritto. Il diritto di una festa negata.

Ma voi pensate che il Beato Agostino abbia bisogno di visibilità e che la sua presenza sia legata alla nostra devozione?

Diceva S. Agostino: “Quelli che ci hanno lasciato non sono assenti, sono invisibili, tengono i loro occhi pieni di gloria fissi nei nostri pieni di lacrime”.

Siamo noi che abbiamo bisogno di lui.

Il Beato continua a rimanere nel suo eremo.

Non pensate che la cappella a destra del transetto della Maggior Chiesa non sia come l’eremo di S. Leonardo al Lago?

In penombra, nessuna lampada accesa, nessun cero, silenzio assoluto. Continua nella nostra città la sua presenza discreta e silenziosa.

E’ lì che ci aspetta, per accogliere i nostri dubbi, i nostri problemi, le tegole che all’improvviso ci cadono addosso, una malattia, una morte improvvisa, la perdita del lavoro, le difficoltà con le persone che amiamo, i figli…

Lui è lì che ci aspetta, sempre, tutto l’anno. Riconosciamo questa presenza eccezionale. La festa sarà una conseguenza.

Grazie per la pazienza».

Cosimo Serio

Note:

(1) Giuseppe Ciprì, Esame storico-critico sulla patria del Beato Agostino Novello parte II - Biblioteca Liciniana.

(2) Giuseppe Longo 2021, Tracce agostiniane a Termini Imerese: Il culto del Beato Agostino Novello, la sua canonizzazione nel 1759, e un suo ritratto “ritrovato”, Cefalunews, 22 ottobre 2021.

(3) Patrizia Bova e Antonio Contino, 2018, “Tracce agostiniane a Termini Imerese nel Seicento: il S. Nicolò da Tolentino di Silvestre Di Blasi”. Esperonews, 20 giugno.

(4) Antonio Contino - Salvatore Mantia, Architetti e Pittori a Termini Imerese tra il XVI ed il XVII secolo. GASM, Termini Imerese 2001.

(5) Giovanni Liotta “Il Beato Agostino Novello”, Palermo 1977.

 

Bibliografia e sitografia:

Ignazio Candioto, Civitas Splendidissima, Palermo 1940.

Giovanni Liotta, “Il Beato Agostino Novello”, Palermo 1977.

Carini Isidoro, Orazione Panegirica in onore del B. Agostino Novelli, Termini Imerese 1873.

Giuseppe Ciprì, Esame storico-critico sulla patria del Beato Agostino Novello parte II – Biblioteca Liciniana.

Agostino Corrao, La patria del Beato Agostino Novello, Roma 1915.

Vassallo A., OSA., A. N a servizio del regno di Sicilia e del papato, in Matteo Novelli e l’agostinismo politico del Trecento, Palermo 1983, 79-100.

Giovanni Liotta, La Chiesa Parrocchiale di S. Nicola di Bari in Termini Imerese, Termini Imerese, 1989.

Agostino Balsamo, Il Beato Agostino Novello nel 680° anniversario della sua morte, Bagheria, 1989.

Nicolosi M., OSA., Il Codice Senese (K VIL 36) della Vita di Matteo Novelli, in Augustiniana 42 (1992) 111-72.

Giacomini A. M., OSA., A. Novello beato, in BS. I, Roma 1961 (rist. 1990), 601-07.

Sr. Dina Roda, B. Agostino Novello Agostiniano: VII Centenario della Morte 1309-2009, Eremo agostiniano di Lecceto (Siena), Roma, 2009.

Giuseppe Longo 2019, Ciclo delle conferenze dedicate a Giuseppe Patiri 8º incontro, Cefalunews, 21 gennaio.

Giuseppe Longo 2019, Ciclo delle conferenze dedicate a Giuseppe Patiri 8º incontro: Nel 210° anniversario della morte di Giuseppe Ciprì (1743-1809), Biblioteca Comunale Liciniana, via Garibaldi 24 Termini Imerese (PA), 29 gennaio.

https://beatoagostinonovelloterminiimerese.blogspot.com

Foto di copertina: Termini Imerese, Chiesa di San Nicola di Bari, 19 maggio 2025. Urna del Beato Agostino.

Foto a corredo dell’articolo: Francesco La Quaraisima, Il Beato Agostino, olio di tela, 1649,Duomo di Termini Imerese.

Foto a corredo dell’articolo: Conferenza dal titolo: “Conosciamo il Beato Agostino”, a cura dell’Arch. Cosimo Serio.

Foto a corredo dell’articolo: Maggior Chiesa di San Nicola di Bari, la Cappella del Beato Agostino.

Giuseppe Longo 

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venerdì 24 novembre 2023

Termini Imerese 1926: Il “Comitato Pro Festeggiamenti del B. Agostino Novelli” e il contributo monetario per i festeggiamenti di Maria SS. di Porta Palermo

Cefalunews, 24 novembre 2023

Un’altra nuova notizia emerge e si aggiunge alla storia e al culto del Beato Agostino Novello a Termini Imerese. 

Durante le mie ricerche inerenti le Confraternite mariane termitane, con mio grande piacere e coinvolgimento ho potuto individuare nell’archivio del decano e già presidente della “Confraternita dell’Immacolata di Porta Palermo”, il Sig. Mario Galioto, un interessante documento cartaceo. 

Trattasi di una ricevuta di versamento per conto del “Comitato Pro Festeggiamenti del B. Agostino Novelli [sic]”, a favore della “Deputazione di M. SS. di Porta Palermo”. Il Comitato, in data 24 agosto 1926 (a firma del Cassiere I. Fusco), versava la somma di Lire 100. 

L’importo erogato fu probabilmente, uno degli ulteriori contributi da parte di associazioni cattoliche, enti pubblici o privati affinché si svolgessero i consueti festeggiamenti e i riti devozionali in onore della SS. Vergine.


Il culto del Beato Agostino Novello a Termini è stato sempre, e rimane tuttora molto forte e radicato. Tra le date rilevanti circa la storia del nostro Patrono, si rammentano essenzialmente: quel lontano sabato del 25 luglio 1620, con la traslazione di alcune sue reliquie (ulna e radio) da Siena a Termini. 

Infatti, il trasferimento delle reliquie dalla Toscana in Sicilia, fu il primo tangibile impulso spirituale. In seguito, la pratica devozionale del nostro, fu alimentata con la fondazione nel 1648, nella chiesa filiale (Parrocchia della Consolazione), di una congregazione di preti sotto il titolo del “Beato Agostino Novelli”. Due anni, dopo per iniziativa del sac. Leonardo Fragale si costituì la “Compagnia del Beato”, che in quel tempo faceva capo nella Chiesa di San Vito, oggi purtroppo non più esistente.

Finalmente, dopo vari tentativi, il 19 maggio 1977, il corpo ricomposto del Beato Agostino Novello arrivò a Termini Imerese, di cui era Patrono sin dal 1723. 

Nel 1997, in occasione del 20° anniversario della traslazione del corpo del Beato, da Siena a Termini Imerese, fu posta nella facciata del Duomo (sopra la porta laterale di destra, nell’apposita cornice ornamentale ricavata, l’iscrizione marmorea a ricordo della precitata commemorazione. Infine, il 19 maggio 1998, il Cardinale Salvatore Pappalardo, Arcivescovo di Palermo, benedisse la nuova scultura lignea del Beato Agostino, opera dello scultore H. J. Rungldair.

Altri salienti eventi svoltisi nella città imerese, tra il XX e il corrente XXI sec. riguardo il nostro protettore, furono i solenni festeggiamenti sia per il 30° anniversario (1977-2007) della traslazione del suo corpo da Siena a Termini Imerese (per l’occasione si costituì il 25 marzo 2007, un apposito comitato organizzatore: “Il Comitato per i Festeggiamenti in onore del Beato Agostino Novello”, sciolto, poi nel 2013). Ancora per il VII Centenario della sua nascita (1309-2009) si ebbe una ulteriore commemorazione.

Successivamente, il 19 maggio 2021 fu presentata alla cittadinanza il restauro della tela raffigurante il “Beato Agostino con l’angelo sussurrante”, oggi esposto nella pinacoteca del Museo “Baldassare Romano” di Termini Imerese. 

L’intervento restaurativo (1) coincise sia con il 4° Centenario (25 luglio 1620 - 25 luglio 2020) della traslazione della reliquia del Beato Agostino Novello da Siena a Termini, e sia per i 260 anni (10 agosto 1760 - 10 agosto 2020), dall’approvazione del documento pontificio (litterae apostolicae), sulla facoltà di celebrare ogni anno l’Ufficio e la Messa in onore del Beato Agostino. 

Nell’agosto dello stesso anno, invece, nella Matrice di San Nicola di Bari, si concluse con un solenne triduo, la celebrazione in ricordo del quattrocentesimo centenario dell’arrivo delle reliquie del Beato Agostino Novello, Celeste Patrono della “Splendidissima” Città di Termini Imerese.

Note:

(1) Giuseppe Longo, 2021, “Tracce agostiniane a Termini Imerese: Il culto del Beato Agostino Novello, la sua canonizzazione nel 1759, e un suo ritratto “ritrovato”. Cefalùnews, 22 ottobre.

Bibliografia:

Dalle ricerche storiche di Agostino Balsamo “B. Agostino Novello” nel 680° anniversario della sua morte. Bagheria 1989.

Giovanni Liotta, “Il Beato Agostino Novello - Patrono di Termini Imerese, Palermo 1977.

Il Beato Agostino Novello, Bagheria, 2006.

Beato Agostino Novello - Patrono di Termini Imerese. 30° della traslazione del corpo da Siena a Termini Imerese (1977-2007).

Duomo di Termini Imerese, memoria iconografica del Beato Agostino Novello Patrono della città. VII Centenario della morte (1309 - 19 maggio - 2009).

1309 - 19 Maggio 2009. VII Centenario della Nascita al Cielo. Festeggiamenti in onore del Beato Agostino Novello Patrono della città di Termini Imerese.

Antonio Contino, Aqua Himerae. Idrografia antica ed attuale del territorio di Termini Imerese, Giambra editori, 2019.

lunedì 13 novembre 2023

Per le feste del VI centenario del Beato Agostino Novello: “Raccolta fondi. Il primo manifesto – appello”

Cefalunews, 24 dicembre 2021

Nel 1902 il Sacerdote Saverio Palmisano, rendeva noto con pubblico manifesto, l’approssimarsi del VI centenario della morte del Beato Agostino Novello (1309-1909). 

L’arciprete lo comunicò alla cittadinanza termitana in netto anticipo, ben sette anni prima, al fine di poter organizzare al meglio i preparativi delle feste. Nello stesso avviso, il religioso, rammentava un’altra ricorrenza ricadente sempre nell’anno 1919, circa le celebrazioni rivolte al mondo letterario, per “il VI centenario della divina Commedia dell’Alighieri”. 

In realtà nel 1900 la città di Palermo (1) fu scelta per il Congresso della “Società Nazionale di studi danteschi”, e il 6 maggio, in occasione del “VI centenario della Visione Dantesca” nel cortile del Vittorio Emanuele vi fu lo svelamento della statua in marmo di Dante, opera dell’artista Mario Rutelli (1859-1941). All’inaugurazione parteciparono anche alcuni istituti di Termini Imerese.

Il Palmisano, inoltre, ci fa sapere che in occasione dei preparativi per l’anniversario sei volte centenario della morte del Beato Agostino Novello si istituì una Associazione, le cui norme furono “stabilite dall’annesso regolamento, approvato dall’Emenentissimo nostro Cardinale Arcivescovo Ndr. Michelangelo Celesia (1814-1904)”.

Tuttavia, nel 1907, ovvero due anni prima dell’avvicinarsi del “dolce ricordo”, il Comitato preposto (2) lanciò alla cittadinanza un secondo appello circa la raccolta fondi per i festeggiamenti.

Giunto infine il tanto atteso anno 1909, le feste centenarie per la Nascita al Cielo del Beato Agostino Novello, furono un solenne successo (3), e coincisero con un altro anniversario: i 150 anni dall’ascrizione del suo nome tra i Beati, da venerarsi e onorarsi nella Chiesa Universale. Infatti, l’11 luglio 1759 […] il Papa Clemente XIII N.d.R. (1693-1769), con la Sua Apostolica autorità, conferma la sentenza dell’Ordinario di Siena circa il culto attribuito «ab immemorabili» al padre Agostino Novello […].


Qui di seguito riportiamo l’inedito testo integrale del “primo manifesto-appello, raccolta fondi” (per il 600° anniversario della salita al cielo del Beato Agostino Novello) datato 18 maggio 1902, a cura dell’Arciprete Parroco Saverio Palmisano. Il manifesto è stato casualmente rinvenuto dallo scrivente proprio in coincidenza delle celebrazioni per il VII centenario della morte di Dante Alighieri (1321-2021).

 PER LE FESTE DEL VI CENTENARIO

DEL BEATO AGOSTINO NOVELLI

 Cittadini,

Col più fervido sentimento del mio cuore, a voi dirigo la mia parola, calda di affetto, per rammentarvi che si avvicina una data memoranda, degna di essere celebrata con grande giubilo e pubbliche feste.

Il 1909, mentre rammenta a mondo letterario il VI centenario della divina Commedia dell’Alighieri, a noi porge il dolce ricordo della VI centenaria commemorazione della preziosa morte del nostro concittadino.

BEATO AGOSTINO NOVELLI

Questo nome, celebre per le sue virtù religiose e civili e per la protezione che esercita in nostro favore, ci è oltremodo caro. E noi non possiamo negare che quante volte l’abbiamo invocato, il di lui aiuto non c’è mancato giammai.

I nostri padri, animati da viva fede, seppero dargli solenni e pubblici onori. Al 1620, col favore del Gran Duca di Toscana, ottennero la insigne reliquia che possediamo, e l’accolsero con la più espansiva dimostrazione. Al 1758 con somme vistose il nostro Municipio sostenne le spese per la Beatificazione; e al 1835 ricorrendo il centenario della nascita, si volle ancora solennizzare quella data; ed i nostri vecchi ne ricordano i tripudi e le feste.

Ma la data, da celebrarsi con tutta solennità, è il centenario della preziosa morte del NOSTRO BEATO CONCITTADINO, con emulare le città sorelle che, in simili ricorrenze, hanno con sontuosità onorato i loro Santi.

Ed è per questo, che sin da oggi mi rivolgo a voi; è vero che mancano ancora sette anni per compiersi quella faustissima commemorazione, ma questo tempo non è molto per raccogliere il denaro abbisognevole ed organizzare i preparativi delle feste.

Ad attuare pertanto sì nobili ideali, vi propongo un’associazione, alla quale i cittadini indistintamente, sia che abitino in città o altrove, prenderanno parte con una tenue elemosina, da servire per celebrare con il massimo splendore quella centenaria ricorrenza.

Le norme dell’associazione sono stabilite dall’annesso regolamento, approvato dall’Emenentissimo nostro Cardinale  Arcivescovo.

Termini Imerese 18 maggio 1902

L'Arciprete Parroco

Saverio Palmisano

Note:

(1) Nel 1900 la città di Palermo fu scelta per il Congresso della “Società Nazionale di studi danteschi”, e l’appositamente costituito “Comitato delle feste centenarie della Divina Commedia” commissionò a Mario Rutelli il marmo “austero di Dante Alighieri poggiato sui volumi della Commedia, della Vita Nuova, del De Monarchia”.

La preparazione del Congresso aveva avuto inizio con la riunione del “31 del passato dicembre nel R. Liceo Vittorio Emanuele dei Capi di tutte le scuole secondarie della città e gli Insegnanti di lettere italiane e di storia, per iniziativa del comm. Girolamo de Luca Aprile si era deciso che a Palermo si facesse qualche cosa di più solenne e di più durevole di quanto prescriveva il Ministero… Si convenne, d’innalzare un busto all’Alighieri, di aprire all’uopo, una sottoscrizione nelle scuole, di tener quattro, conferenze gratuite ed una a pagamento in beneficio del busto e, pubblicare, a ricordo delle feste, un volume… Mandarono le loro offerte l’Educatorio femminile Maria Adelaide, il Convitto Nazionale, il Liceo pareggiato e il Ginnasio regio e la R. Scuola Tecnica di Cefalù, il Ginnasio pareggiato di Monreale e la R. Scuola Normale Femminile di Petralia Sottana. L’opera fu affidata al comm. Mario Rutelli, che fin dalle prime dichiarò di accettare quello che si sarebbe potuto raccogliere, sia per amore, io penso, alla sua città, sia per entusiasmo dell’arte, sia per riverenza al Grande che dovevasi onorare”.

E il 6 maggio, in occasione del “VI centenario della Visione Dantesca” vi fu la scopertura del monumento: “Il cortile del Vittorio Emanuele presentava un aspetto bellissimo: gli archi, le colonne, i poggiuoli abbelliti da gai drappi rossi, da trofèi di bandiere e da lunghe corone di alloro, appese in giro; e poi, sopra, i corridori popolati da signore e signori; sotto, i giovani di tutte le scuole secondarie pubbliche e parecchie private della, città, e di alcuni istituti della provincia, di Monreale, di Cefalù, di Termini Imerese, e di più il drappello del Convitto Nazionale di Reggio Calabria; e da un lato il palco, adorno, delle autorità… La scena era veramente bella! Fu un momento d’entusiasmo indicibile, quando la Marchesa Maria di Ganzaria scoperse, al suono della marcia reale, il busto dell’Alighieri. Pareva che agli applausi raggiasse la severa, bellissima testa del Poeta, guardando dalla bianca altezza dei marmi i giovani, che stavano accalcati intorno, lui vissuto in un tempo pieno di mali e di angoscie, e, questi destinati a formar l’avvenire della patria, che il cuore allora augurava, nel dubbio momento che attraversiamo, prospero e sereno”.


(Il testo descrittivo e la fotografia della cerimonia sono tratte dall’opera di Carlo Canili Nel Sesto Centenario della visione dantesca. Le scuole secondarie di Palermo. Maggio MDCCC. 1900 Remo Sandron Editore, Milano – Palermo, conservata in copia unica presso la Biblioteca. La fotografia riporta in basso a sinistra l’acronimo MTB, del quale sinora non abbiamo trovato corrispondenza tra i fotografi palermitani dell’epoca. Le foto attuali sono di Giuseppe Scuderi). Da Biblioteca centrale della Regione siciliana Alberto Bombace di Palermo.

(2) Termini Imerese. “La raccolta fondi” del Comitato per celebrare il VI centenario della Nascita al Cielo del Beato Agostino Novello.

(3) Il 600° anniversario della morte del Beato Agostino nelle pagine di storia termitana del Canonico Rocco Cusimano.

Bibliografia e sitografia

Carlo Canili, “Nel Sesto Centenario della visione dantesca. Le scuole secondarie di Palermo. Maggio MDCCC”. Remo Sandron Editore, Milano – Palermo, 1900.

Rocco Cusimano, “Brevi cenni di storia termitana”, Palermo 1926.

Giovanni Liotta, “Il Beato Agostino Novello”, Palermo 1977.

Il Beato Agostino Novello, Patrono di Termini Imerese, Bagheria 2006.

Beato Agostino Novello Patrono di Termini Imerese. 30° della traslazione del corpo da Siena a Termini Imerese 1977-2007.

Duomo di Termini Imerese memoria iconografica del Beato Agostino Novello Patrono della città. VII Centenario della morte 1309-19 maggio 2009.

1309-19 Maggio – 2009 VII Centenario della Nascita al cielo. Festeggiamenti in onore del Beato Agostino Novello Patrono della città di Termini Imerese.

Giuseppe Longo, 2021, “Il 600° anniversario della morte del Beato Agostino nelle pagine di storia termitana del Canonico Rocco Cusimano”. Cefalùnews, 8 giugno.

Giuseppe Longo, 2021, “Per i seicento anni dalla morte del B. Agostino Novello: Il fausto giorno del 19 maggio nel ricordo di Francesco Faciano”. Cefalùnews, 13 ottobre.

Giuseppe Longo, 2021, “Tracce agostiniane a Termini Imerese: Il culto del Beato Agostino Novello, la sua canonizzazione nel 1759, e un suo ritratto “ritrovato”. Cefalùnews, 22 ottobre.

Giuseppe Longo, 2021, “Termini Imerese. “La raccolta fondi” del Comitato per celebrare il VI centenario della Nascita al Cielo del Beato Agostino Novello”. Cefalùnews, 25 ottobre.

Giuseppe Longo, 2021, Il Beato Agostino Novello e i festeggiamenti in suo onore, comunemente noti come ’U Fistinu”. Cefalùnews, 3 novembre.

Giuseppe Longo, 2021, “Termini Imerese e i festeggiamenti del 1868, antesignani del Festino (‘U Fistinu). Rinvenuto il manifesto-programma”. Cefalùnews, 4 novembre.

Giuseppe Longo, 2021, “Francesco Faciano: Orazione panegirica per le feste del VI centenario della morte del Beato Agostino O.S.A.”. Cefalùnews, 6 novembre.

www.diocesipa.it

www.bibliotecaregionalepalermo.it

www.sandron.it

https://ladante.it/

www.museocasadidante.it

http://www.dante2021.it/

www.dante.global

Foto 1: Primo manifesto-appello, raccolta fondi

Foto 2: “Nel Sesto Centenario della visione dantesca. Le scuole secondarie di Palermo. Maggio MDCCC”. Remo Sandron Editore

Foto 3: Fotografia della cerimonia di inaugurazione tratte dall’opera di Carlo Canili, “Nel Sesto Centenario della visione dantesca. Le scuole secondarie di Palermo. Maggio MDCCC” e particolare dell’opera.

Giuseppe Longo

https://cefalunews.org/

Francesco Faciano: Orazione panegirica per le feste del VI centenario della morte del Beato Agostino O.S.A.

Cefalunews, 6 novembre 2021

Il 25 luglio del 1620, le reliquie del Beato Agostino Novello (1240 circa - Siena 19 maggio 1309), consegnate a P. Giuseppe Li Maistri Conventuale, giunsero da Siena nella rada di Termini. I resti sacri, chiusi e sigillati in una scatola di legno furono affidati all’Arciprete della Maggior Chiesa, il reverendo Don Giulio Regna, Protonataro Apostolico

Lo straordinario evento fu festeggiato con entusiasmo e gioia nella pianura della Marina e della Pescheria, alla presenza di moltissimi sacerdoti (chierici, sia secolari che regolari), delle autorità civili e militari e di un numeroso popolo.

Seicento anni dopo quell’avvenimento, ossia, nell’anniversario della morte del Beato (1309-1909), il Sac. Francesco Faciano (1873-1958) recitò nel Duomo di Termini Imerese, il 25 agosto del 1909, l’orazione panegirica della vita del Beato Agostino Novello.

Oggi siamo in grado di presentare ai nostri lettori, qui, per la prima volta, alcuni ampi stralci tratti dal discorso solenne pronunciato dal Faciano, poi raccolto in una pubblicazione edita a Termini Imerese nel 1909.

[…] Comecchè siano trascorsi ben sei secoli dalla sua dipartita da questa valle di lagrime al regno dei celesti il suo nome, circonfuso della sublime radiosa aureola della santità, vive ancora in mezzo a noi.

      Di lui ci parlano le tradizioni del popolo, gli archivii civici, gli scritti dei letterati, le piazze della città, le sacri pareti e le colonne dei tempi, le sue preziose reliquie, e soprattutto la storia di seicento anni di culto sentito ed universale che noi e i padri nostri gli abbiamo prestato […].

[… Il Beato Agostino fu grande per la scienza nel secolo, per la sua giustizia nella corte di Napoli, per la pietà nella religione: di tal grandezza volendo fuggir la gloria, dalla gloria vera fu inseguito, raggiunto e coronato agli occhi degli uomini e di Dio […].

[…] Eletto compagno del Generale, il B. Clemente da Osimo, modifica per comando del Pontefice Nicolò IV, le costituzioni del suo Ordine; e poscia viene elevato all’alto onore di Confessore del Papa, e penitenziere Apostolico.

     Per ben dieci anni, solo dolente di star lontano dal sacro ed amato recinto del convento, presta i suoi servizi e dà i suoi savii consigli ai Pontefici Nicolò IV. Celestino V. e Bonifacio VIII. Senza perder di vista il pensiero della perfezione, per cui brama unirsi all’eterno suo principio. Finalmente nel capitolo generale tenuto a Milano nel 1298 a voti unanimi è eletto Priore Generale dell’ordine. Così il Signore volle premiare anco in terra l’umile virtù di Agostino, ponendo sulle sue tempia quella corona do gloria che egli aveva fuggito. Sua meta suprema però era la visione beatifica di Dio. Gli onori della terra, comecché nell’ordine religioso ed ecclesiastico, non lo affascinano, né lo dilettono, che anzi sono stimati da lui più pericolosi che quelli del mondo cui abborre: non ama comandare, ma ubbidire, non essere servito, ma servire, non stare in mostra, ma nascosto, negletto, dimenticato.

     Prega quindi, scongiura e a gran fatica ottiene di tornare alla solitudine, alla cara solitudine dove è la culla del suo amore per Dio e per gli uomini.

     Lì, mentre ascende egli con le sue meditazioni sino al trono luminoso della divinità, vola con la sua carità a fianco dei suoi fratelli. Fonda infatti l’ordine dei Chierici Ospidalieri di S. Maria la Scala di Siena, in servizio dei poveri, degli infermi e dei pellegrini; ne formula e dà le regole, ne chiede ed ottiene dal Pontefice Bonifacio VIII. L’approvazione con grandissimi privilegi.

     Com’angelo di carità, corre dovunque a portar conforto, aiuto consiglio e sollievo, ove la miseria, il morbo, il bisogno mordono aspramente imortali. Ma già il suo corso è consumato; il paradiso li chiama a sé per conferirgli il guiderdone dovuto ai suoi meriti.

     Aggravato dagli anni, dalle fatiche, dalle penitenze, colpito da morbo letale, se ne sta sul letto di morte, aspettando l’alba della sua liberazione. Tiene fisso al cielo lo sguardo, stretto alla destra un crocifisso: ha pallida, ma ilare il volto, qualche lagrima gli inumidisce il ciglio; è il pianto della gioia per le lotte superate e le vittorie ottenute nel campo della vita: è la lagrima della letizia che gl’inonda il cuore al pensiero che fra breve si congiungerà col suo Dio, nel pelago infinito della felicità.

    Un fascio di luce irradia la sua faccia, e forma con i suoi raggi sul di lui capo il diadema della gloria, che adorna i giusti: un profumo di paradiso si spande dal suo corpo quasi spento.

    Quando l’ora è giunta: Dio mio, esclama Agostino, affissando le pupille sul suo Signore crocifisso, o Dio mio «nelle vostre mani raccomando il mio spirito», è consumato dall’amore, nell’amplesso degli angioli custodi, nel bacio divino muore.

    Muore, come aquila, che rompendo la gabbia che la chiude, scioglie i vanni per volare sublime, attraverso gli eterei spazii, come schiavo che spezza le catene per vivere di libertà, come eroe che canta ai popoli l’epopea del trionfo.

    Ma se la Parca inesorabile spense la scintilla della vita nelle spoglie del più illustre figlio di questa terra, non seppellì nel freddo campo dell’oblio il suo nome immortale.

    Egli vive e vivrà sempre nella Chiesa che gli tributa gli onori degli altari, vive nella coscienza di coloro che ne conoscono i meriti insigni, e la santità vive soprattutto nel cuore, nella memoria del popolo termitano che ne esperimenta la benefica protezione e lo proclama vera ed impareggiabile sua gloria.

    Invano la cruda Parca morte diffonde ovunque e nebbia d’oblio sulle cose umane; radiante di luce sorge Agostino dal nero e silenzioso avello dei secoli e con soffio vitale accende nei petti un fremito d’amore che avviva i cuori. La sua virtù ancor oggi, energia possente per il vero, e il bene e piove dai firmamenti eccelsi un nimbo fiorito di celesti grazie.

    Signori una visione misteriosa si schiude oggi al mio spirito. Una stella io veggo brillare nel cielo di Termini, sui raggi della quale si legge a caratteri fiammanti: caro nostra, et frater noster est […].

IMPRIMATUR

PETRUS BOCCONE VIC. GEN.

Bibliografia e sitografia

Francesco Faciano, “Orazione panegirica in onore del Beato Agostino Novelli”, Termini Imerese, 1909.

Rocco Cusimano, “Brevi cenni di storia termitana”, Palermo 1926.

Giovanni Liotta, Il Beato Agostino Novello”, Palermo 1977.

Dalle ricerche storiche di Agostino Balsamo, B. Agostino Novello nel 680° anniversario della sua morte”, Bagheria, 1989.

AA.VV. “2009. 1309 – 19 Maggio 2009 VII Centenario della Nascita al Cielo. Festeggiamenti in onore del beato Agostino Novello Patrono della città di Termini Imerese”.

Giuseppe Longo, 2021, “Il 600° anniversario della morte del Beato Agostino nelle pagine di storia termitana del Canonico Rocco Cusimano”. Cefalùnews, 8 giugno.

Giuseppe Longo, 2021, “Per i seicento anni dalla morte del B. Agostino Novello: Il fausto giorno del 19 maggio nel ricordo di Francesco Faciano”. Cefalùnews, 13 ottobre.

Giuseppe Longo, 2021, “Tracce agostiniane a Termini Imerese: Il culto del Beato Agostino Novello, la sua canonizzazione nel 1759, e un suo ritratto “ritrovato. Cefalùnews, 22 ottobre.

Giuseppe Longo, 2021, Il Beato Agostino Novello e i festeggiamenti in suo onore, comunemente noti come ’U Fistinu”. Cefalùnews, 3 novembre.

Giuseppe Longo, 2021, “Termini Imerese e i festeggiamenti del 1868, antesignani del Festino (‘U Fistinu). Rinvenuto il manifesto-programma. Cefalùnews, 4 novembre.

Si ringrazia Eduardo Giunta Fotografo (per la riproduzione illustrativa inserita nel testo).

Bibliografia e sitografia

Francesco Faciano, “Orazione panegirica in onore del Beato Agostino Novelli”, Termini Imerese, 1909.

Rocco Cusimano, “Brevi cenni di storia termitana”, Palermo 1926.

Giovanni Liotta, “Il Beato Agostino Novello”, Palermo 1977.

“Dalle ricerche storiche di Agostino Balsamo, B. Agostino Novello nel 680° anniversario della sua morte”, Bagheria, 1989.

AA.VV. “2009. 1309 – 19 Maggio 2009 VII Centenario della Nascita al Cielo. Festeggiamenti in onore del beato Agostino Novello Patrono della città di Termini Imerese”.

Giuseppe Longo, 2021, “Il 600° anniversario della morte del Beato Agostino nelle pagine di storia termitana del Canonico Rocco Cusimano”. Cefalùnews, 8 giugno.

Giuseppe Longo, 2021, Per i seicento anni dalla morte del B. Agostino Novello: Il fausto giorno del 19 maggio nel ricordo di Francesco Faciano”. Cefalùnews, 13 ottobre.

Giuseppe Longo, 2021, Tracce agostiniane a Termini Imerese: Il culto del Beato Agostino Novello, la sua canonizzazione nel 1759, e un suo ritratto “ritrovato”. Cefalùnews, 22 ottobre.

Giuseppe Longo, 2021, “Il Beato Agostino Novello e i festeggiamenti in suo onore, comunemente noti come ’U Fistinu”. Cefalùnews, 3 novembre.

Giuseppe Longo, 2021, “Termini Imerese e i festeggiamenti del 1868, antesignani del Festino (‘U Fistinu). Rinvenuto il manifesto-programma”. Cefalùnews, 4 novembre.

Foto a corredo dell'articolo: Francesco Faciano, “Orazione panegirica in onore del Beato Agostino Novelli”.

Giuseppe Longo

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Il Beato Agostino Novello, le sue opere custodite nel Duomo di Termini Imerese e la recente conferenza in suo onore

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